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La Devota #3


di Membro VIP di Annunci69.it Efabilandia
18.10.2025    |    27.744    |    3 9.4
"Non toccavo il mio pisellino, ma pulsava da solo, bagnato nel pizzo, e poi venne l'orgasmo anale: un'esplosione che mi trafisse l'anima, il corpo che si inarcava, un urlo spezzato che echeggiò..."
Questa è la storia di Desirè, nata da confessioni dell'adolescenza, quando il mondo era un turbine di desideri proibiti e corpi misteriosi che mi chiamavano come sirene nel buio. Oggi, lei è Devota, un nome che evoca sottomissione e devozione assoluta, un'evoluzione di quel ragazzino timido e curioso. Ma tutto iniziò con sguardi rubati, tocchi fugaci e un'estate che cambiò tutto.

Il Primo Orgasmo Anale e la Devozione Completa

Fu in un fine settimana piovoso, con la pioggia che tamburellava sul tetto come un ritmo jazz improvvisato, gocce grigie che scivolavano sui vetri appannati tingendo il mondo fuori di un verde umido e argento, che accadde il culmine. Il nonno era venuto a trovarci, il suo arrivo annunciato dal rombo della sua vecchia moto, un suono gutturale che vibrò attraverso le pareti. L'aria era carica di tensione, odori misti: il suo tabacco da pipa dolce contro la colonia di papà, sudore fresco e terra bagnata dalla pioggia. Mi trovarono in salotto, in ginocchio sul tappeto fradicio ai bordi, in mutandine di pizzo nero inzuppate, il corpo tremante di anticipazione – paura che mi stringeva il petto come una morsa, eccitazione che mi pulsava nel culo, già lubrificato e pronto, l'anima che implorava di essere posseduta completamente.Papà iniziò, dominante come sempre: mi spinse a quattro zampe, le mani che mi aprivano le natiche pallide con dita ferme, esponendo la fessura rosa e gonfia. "Guardala, papà," disse il nonno, la voce rauca che echeggiava come un tuono lontano, seduto in poltrona con il paccone già teso nelle mutande ingiallite. Papà premette il suo pisellone contro di me, la cappella viola che stillava pre-sborra calda, un sapore che leccai via con la lingua prima che entrasse – salato, metallico, familiare. Spinse piano, la penetrazione un'invasione lenta e inesorabile: il bruciore iniziale mi strappò un gemito alto, le pareti che si stiravano intorno alla sua grossezza, ogni vena che sfregava dentro di me come una corda tesa. "Senti come ti possiedo, troietta," ringhiò, le spinte che acceleravano al ritmo della pioggia, profonde e possessive, il suo bacino che sbatteva contro il mio culo con schiocchi umidi, bagnati. Il nonno guardava, tirandosi il salsicciotto con movimenti lenti, il suo odore che si mescolava all'aria: terroso, potente.Io sentivo tutto: il calore che mi riempiva, un fuoco che si diffondeva dalla prostata al basso ventre, facendomi ansimare; il sudore di papà che colava sulla mia schiena, goccioline calde che tracciavano rivoli salati; i suoni – i suoi grugniti bassi, i miei gemiti che si alzavano come il jazz della radio accesa piano, con un sax che piangeva note lunghe; i colori – la sua pelle olivastra contro la mia bianca, rossori viola dove mi afferrava. L'anima mia si apriva, un'onda di devozione che mi faceva spingere indietro, implorando: "Più profondo, papà, fammi tua." Lui accelerò, dominandomi con spinte che mi scuotevano fino alle ossa, il suo cazzo che mi sfondava quel punto sensibile, mandandomi scintille di piacere puro, non più dolore ma estasi crescente.Poi il nonno: papà si tirò fuori con un suono bagnato, il suo seme che colava dal mio culo in fili bianchi e appiccicosi, un calore che mi gocciolava sulle cosce. Il nonno mi prese da dietro, il suo salsicciotto enorme – spesso, venoso, con palle gonfie che sbattevano – che premeva come una mazza. "Ora tocca a nonno, Devota," disse, la voce un rombo che mi vibrò nell'anima, e spinse: una penetrazione devastante, il suo mostro che mi apriva più di prima, stirando le pareti già sensibili fino al limite, un dolore dolce che esplodeva in piacere liquido. Le sue mani callose mi tenevano i fianchi come morse, dominandomi con un ritmo lento ma implacabile, ogni affondo che mi riempiva fino all'utero immaginario, le palle che sbattevano pesanti contro di me con suoni schioccanti, umidi. L'odore della sua pipa si mescolava al sesso – tabacco dolce, sudore rancido, sperma fresco – il sapore del suo bacio sul collo, barbuto e ruvido, amaro come terra.Imparai lì, in quel momento: con le spinte del nonno che mi sfondavano, colpendo quel nodo profondo, un'onda si alzò dal mio culo, un calore che si irradiava come fuoco liquido, contraendo i muscoli intorno a lui in spasmi ritmici. Non toccavo il mio pisellino, ma pulsava da solo, bagnato nel pizzo, e poi venne l'orgasmo anale: un'esplosione che mi trafisse l'anima, il corpo che si inarcava, un urlo spezzato che echeggiò sulla pioggia, le pareti che stringevano il nonno come una mano affamata. Piccole gocce di sborra chiara colarono dal mio pisello, trasparenti e tremule sul pizzo nero, un segno della mia trasformazione, del piacere puro che mi scuoteva fino alle lacrime.Tutti si fermarono, ansimanti, il nonno ancora dentro di me, pulsando. "Brava, Devota," disse papà, accarezzandomi il viso sudato con una tenerezza nuova, gli occhi lucidi di orgoglio. "Finalmente stai imparando. Guarda come goccioli per noi, come il tuo culo ti fa venire come una vera troietta." Il nonno rise piano, un suono profondo e affettuoso, tirandosi fuori con un suono bagnato, il suo seme che mi riempiva traboccando in rivoli caldi. "Hai un culo da regina ora, nipote. Orgasmi così? Stai diventando perfetta." Luca e gli altri, che avevano guardato dal angolo, applaudirono piano, birre in mano: "Complimenti, Desirè. Hai imparato a godere sul serio." Io, tremante e appagata, sentii l'anima gonfia: non più curiosità, ma devozione completa, nata da quel piacere anale che mi aveva marchiato per sempre. Oggi, Devota cammina con la testa alta, sapendo che ogni desiderio ha trovato la sua casa nel culo sfondato e nell'anima posseduta.

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